Paolo Serafini

I dipinti italiani dell'800 nei depositi dell'Ermitage

 La borsa di studio assegnata dalla Fondazione Ermitage Italia per i mesi di giugno, settembre e ottobre 2011 aveva come oggetto il verificare la presenza dei dipinti italiani dell’Ottocento nel Museo dell’Hermitage, che alcune fonti documentali facevano supporre essere numerosi e di qualità.

Nessuno dei dipinti conosciuti risultava esposto nelle sale dell’Ermitage, questa sezione della collezione del Museo non era mai stata studiata e la maggior parte dei dipinti identificati come opera di maestri italiani del XIX secolo non era mai stata esposta in mostre né pubblicata. Era quindi certamente un materiale di studio di grande interesse.

Dopo una prima fase di studio in Italia, relativa al reperimento del catalogo completo della Prima esposizione del 1898 e all’analisi delle fonti documentali indirette, che indicavano gli artisti, che avevano dipinto per collezionisti russi o partecipato alle due esposizioni, sono andato a San Pietroburgo per ricercare e vedere direttamente tutte le opere dei maestri italiani del XIX secolo presenti nei loro depositi, per ricercare il catalogo della seconda esposizione del 1902, e per ricercare e studiare le fonti documentali relative alla provenienza dei dipinti. 

Per quanto riguarda i dipinti, grazie alla fattiva collaborazione e alla disponibilità dei curatori dell’Ermitage, e ringrazio in particolare Irina Artemieva, e Natali Demina, che mi ha accompagnato in tutte le visite, ho potuto vedere direttamente tutti i dipinti di maestri italiani dell’Ottocento presenti nei depositi, esaminarne lo stato conservativo, verificare le firme e le segnature, esaminare eventuali targhette, bolli o scritte sul retro.

Gli studi, le ricerche e l'esame diretto dei dipinti e delle fonti documentali hanno permesso di aggiungere moltissimi elementi nuovi alle notizie in possesso del Museo, in molti casi hanno portato a vere e proprie scoperte e ritrovamenti di dipinti importanti, conosciuti dalle fonti documentali, ma ritenuti perduti o di ubicazione ignota, alla identificazione di persone ritratte e considerate anonime, a cambi di attribuzione, in due casi ad attribuzioni certe su opere fino ad oggi considerate anonime, a verifiche di autenticità. Riguardo la verifica diretta delle firme e delle segnature, inoltre, molte sono le correzioni da apportare sul precedente catalogo sia per quanto riguarda l'esattezza delle segnature, sia per l'indicazione delle date, sia per l’esatta identificazione dei titoli.

Tutti questi nuovi materiali verranno pubblicati nella sede ritenuta opportuna dalla Fondazione Ermitage Italia.

Per quanto riguarda le fonti documentali, non erano infatti conosciuti i due cataloghi delle esposizioni italiane del 1898 e del 1902. Ho portato all’Ermitage il cat. della Prima Esposizione Artistica Italiana di Pittura e Scultura in Pietroburgo, Marzo-aprile 1898, e ne ho lasciata una copia a Natali Demina e una al Prof Androsov, interessato all’elenco degli scultori che avevano partecipato a quella prima grande esposizione. Ho trovato invece nella Biblioteca dell’Ermitage il Cat. della II Esp. italiana d’arte in Pietroburgo, febbraio-aprile 1902, San Pietroburgo.

L’esame diretto dei dipinti e lo studio delle fonti documentali hanno permesso di portare importanti contributi relativi ai due nuclei principali della collezione: quello di pittura napoletana e quello di pittura lombarda. In particolare, per il primo, la serie di dipinti di Giacinto Gigante aggiunge non solo nuove ed inedite opere al catalogo dell’artista, ma permette di approfondire la precisa datazione e consistenza dei rapporti tra l’artista e la committenza russa, modificando quanto fino ad oggi riportato dalle fonti documentali sull’argomento. Per il secondo è invece stato possibile ricostruire un gruppo di personalità russe, probabili committenti delle opere in collezione, che era legato alla nobiltà milanese negli anni '40 dell'Ottocento.

E solo per citare alcuni esempi relativi a specifici dipinti, il dipinto di Anselmo Gianfanti (N.inv.10081), del quale era sconosciuta la storia, è opera che partecipò all’Esposizione italiana di San Pietroburgo del 1898; la grande veduta di grande formato di Gabriele Smargiassi (N.inv.4240), a mio avviso uno dei dipinti più significativi della collezione, aggiunge un importante tassello al catalogo dell’artista, perchè testimonianza preziosa degli ultimi dipinti di paesaggio realizzati alla fine degli anni 40 per il mercato internazionale; la pregevole Veduta del Pantheon (N.inv.8546), attribuita a anonimo pittore italiano del XIX secolo, è opera certa del pittore veneto Giacomo Caneva; e una bella Veduta dell’interno di San Marco a Venezia (N.inv.8810), attribuita ad anonimo autore fiammingo del XIX secolo, è verosimilmente, una delle tante vedute di questo soggetto dipinte dal pittore belga Frans Vervloet per lo Zar e per vari nobili russi, come risulta dal Diario di prossima pubblicazione a cura di chi scrive.

E’ questa a mio avviso solo la prima parte del lavoro intrapreso.  

E’ infatti da proseguire, approfondire e completare la verifica della consistenza completa della collezione, esaminando le opere ad olio che non ho potuto vedere e studiare, e mi riferisco a due dipinti di Natale Schiavoni e due di Michele Gordigiani, di pertinenza del Dipartimento russo, e quelle appartenenti alle sezioni acquerelli e tempere.

E’ poi necessario lo studio delle committenze e delle collezioni di provenienza, attraverso lo spoglio dei cataloghi di vendita ottocenteschi e novecenteschi delle collezioni private. Per moltissimi dipinti abbiamo solo una data di entrata nel Museo di metà Novecento, a volte con l'indicazione di provenienza da una collezione privata. La storia di questi dipinti sembra dunque tacere il più delle volte per 70-80, a volte 100 anni.

E ancora è necessario lo studio delle fonti documentali relative alle due grandi Esposizioni di pittura e scultura italiana a San Pietroburgo del 1898 e del 1902, attraverso lo spoglio delle recensioni sui giornali italiani e russi, che descrivono le opere e indicano gli acquirenti, perchè con ragionevole probabilità, oltre quella certa di Gianfanti già ricordata, altre opere oggi nella collezione dell’Ermitage  provengono da quelle esposizioni.