Nicola Badolato

I viaggi musicali un compositore ferrarese: Alessio Prati tra Ferrara, Parigi, Vienna e San Pietroburgo

La figura e l’opera del compositore ferrarese Alessio Prati non sono state sinora oggetto di ricerca sistematica negli studi musicologici italiani, e ciò a dispetto del respiro internazionale che la sua carriera musicale ha avuto nel secondo Settecento.
 
Alessio Prati (17501788) inizia lo studio della musica con Pietro Marzola, maestro di cappella nella Cattedrale di Ferrara, e su suggerimento di Niccolò Piccinni dal 1768 prosegue gli studi nel Conservatorio di Napoli. Conclude la propria formazione musicale a Roma nel 1774-5, studiando contrappunto con Alessandro Speranza. La carriera musicale del Prati, concertista e compositore, prende avvio in Francia, dove egli lavora come docente di clavicembalo e di canto a Marsiglia e a Lione (qui pubblica la sua prima raccolta di Sonate per cembalo). In Francia compone i suoi primi lavori strumentali – eseguiti nei celebri “Concert Spirituel” parigini – e la sua prima opera di teatro musicale, L’école de la jeunesse, allestita con successo nel Théâtre Italien di Parigi nel 1779.
 
Nel 1782, su invito del granduca Pavel Petrovič di passaggio a Parigi, si reca a San Pietroburgo, dove dà tre concerti nel marzo dell’anno successivo e fa rappresentare il suo primo oratorio Giuseppe riconosciuto, su libretto di Pietro Metastasio. La «Gazette de Saint Pétersbourg» del 7 marzo 1783 annuncia la messa in scena di questo lavoro in tre imminenti concerti pubblici:
 
 
 
Le compositeur de musique italien Prati donnera, au Théâtre libre du Champ-de-Mars, un concert vocal et instrumental dans lequel il fera entendre une œuvre religieuse de Metastasio, mise en musique par lui, Prati, sous le titre Giuseppe riconosciuto. Les personnes désirant s’inscrire doivent verser 25 roubles, et chaque souscripteur aura le droit d’amener une dame à chacun des concerts qui auront lieu par trois fois, les 12, 19 et 26 mars. Les autres personnes payeront un rouble chaque fois.
 
 
 
Il libretto fu pubblicato a San Pietroburgo nello stesso anno della prima esecuzione, con una traduzione russa d’autore sinora ignoto. L’edizione reca il titolo di Joseph reconnu, Action tirée des Saintes-Ecritures par Monsieur Metastasio et mise en musique par Monsieur Prati. Un esemplare è oggi custodito nella Biblioteca Nazionale Russa. Non possediamo purtroppo alcun dettaglio ulteriore circa l’esecuzione dell’opera.
 
Nello stesso 1783 il Prati torna in Italia, passando per Vienna. Rientrato a Ferrara nel 1784, non riesce a succedere a Marzola nella carica di direttore della cappella del Duomo; otterrà invece, dal 1786, il ruolo di vice-maestro a fianco di Brizio Petrucci. Ancora nel 1784 ha inizio la sua affermata attività di compositore d’opere serie con l’Ifigenia in Aulide, data a Firenze. Negli anni successivi scrive altri lavori teatrali per i teatri di Firenze, Monaco, Napoli e Venezia.
 
I suoi pur non numerosi melodrammi occupano un ruolo importante nella storia del genere. La sua Armida abbandonata (1785) è la prima opera d’ispirazione francese prodotta a Monaco dopo l’Idomeneo mozartiano. La vendetta di Nino (Firenze 1786) fu scelta nel 1791 dall’Imperatore Leopoldo II per avviare la sua restaurazione dell’opera seria a Vienna. Prati fu compositore dotato di forte senso drammatico: le sue opere contengono un numero inconsueto di recitativi obbligati, di stili differenti, impiegati per costruire situazioni sceniche efficaci, spesso arricchite di elementi corali.
 
La promettente carriera compositiva di Alessio Prati è interrotta dalla prematura morte, avvenuta a Ferrara il 17 gennaio 1788.
 
La ricerca bimestrale sin qui condotta ha potuto approfondire in via preliminare lo studio della biografia, della bibliografia e dell’opera di Alessio Prati, con riferimento particolare ai contesti in cui il compositore si trovò ad operare nell’arco della sua brillante carriera (Ferrara, Parigi, Vienna, San Pietroburgo) e ai generi musicali in cui cimentò la sua arte compositiva. Ulteriori indagini potranno consentire, ad esempio, il recupero filologico di alcuni lavori – strumentali, teatrali o vocali – ritenuti particolarmente significativi, nonché l’esecuzione degli stessi in forma di concerto.