Claudia Solacini

L’eclettico percorso di Stefano Torelli, artista bolognese alla corte di Caterina II di Russia

L’indagine delle vicende artistiche e biografiche di Stefano Torelli (1712-1780) ci permette di ricostruire una fitta trama di rapporti tra istituzioni, rappresentanti dell’alta società, esponenti del mondo accademico, letterati e intellettuali settecenteschi, protagonisti dei cambiamenti culturali che caratterizzarono la seconda metà del secolo. I lunghi soggiorni all’estero, dove il nome di Torelli è tuttora più noto che in patria, permettono all’artista bolognese di sviluppare una mentalità estremamente aperta, volta ad apprendere e interpretare diversi stili e correnti pittoriche: miscelando con precisione l’eleganza rocaille nelle diverse accezioni italiane, francesi e tedesche, Torelli ottiene una sintesi perfetta di forme e colori mirabilmente espressa nelle opere realizzate a San Pietroburgo. In Russia egli ambisce a ottenere i più alti riconoscimenti istituzionali: dapprima membro dell’Accademia di Belle Arti, ne diviene in seguito professore onorario e raggiunge l’apice con la nomina a pittore di corte per volere dell’imperatrice Caterina II.
La presente ricerca, particolarmente difficoltosa per la scarsità di documenti scritti, mira innanzitutto ad approfondire le scelte iconografiche di Torelli, poiché gli studi sinora pubblicati non hanno fornito alcuna inedita lettura del significato intrinseco celato nelle sue opere. Sono stati quindi individuati gli archetipi figurativi nei capolavori di artisti veneti e stranieri che Torelli ebbe modo di studiare personalmente durante il soggiorno in Sassonia; inoltre, attraverso l’analisi iconografica delle opere e il costante raffronto con gli avvenimenti storici, sono emersi diversi fattori che motivano repentine decisioni dell’artista sinora inspiegate, e giustificano le direttive imposte dagli apparati ufficiali (come dimostra il ritratto di Caterina II nelle vesti dell’incoronazione, realizzato sei mesi dopo la cerimonia per attendere il completamento della nuova corona imperiale affidato all’orafo di corte Jérémie Pauzié).
L’opera di Stefano Torelli viene quindi analizzata attraverso il confronto con artisti coevi, i rapporti che lo legavano alle istituzioni ufficiali quali l’Accademia Clementina di Bologna e quella di Belle Arti di San Pietroburgo, nonché lo studio delle memorie scritte, come quelle lasciate dallo scultore francese Etienne-Maurice Falconet che nomina spesso Torelli all’interno di una fitta corrispondenza con Caterina II. Le considerazioni che ne scaturiscono, aprono nuovi scenari di ricerca sull’opera di Stefano Torelli e contribuiscono a spiegare e interpretare i rapporti che lo legarono ai contemporanei e ne influenzarono l’arte.