Adriano Amendola

“Venerato e caro Maestro” Maria Krasceninnicowa, Adolfo Venturi e la Storia dell’Arte Russa in Italia

Il ritrovamento di nuovi documenti ha permesso di ricostruire il profilo biografico della storica dell’arte russa Maria Krasceninnicowa, fino ad oggi poco conosciuta e niente affatto valorizzata dalla storia della critica d’arte. Dopo la laurea in Filosofia conseguita a Firenze, la giovane esule russa compì, per quegli anni, una scelta insolita per una donna: decise di frequentare a Roma la Scuola di Perfezionamento in Storia dell’Arte Medioevale e Moderna fondata alla fine dell’Ottocento da Adolfo Venturi, padre della disciplina storico-artistica in Italia. Venturi, a differenza di molti intellettuali italiani non aveva pregiudizi nei confronti delle giovani intenzionate ad intraprendere la carriera di storico dell’arte. La presenza di allieve straniere nella Scuola è il chiaro riflesso della sua apertura mentale; lo studioso si era sempre tenuto in contatto con i colleghi che detenevano le principali cattedre di storia dell’arte in Europa e con l’ambiente cosmopolita romano. Maria Krasceninnicowa fu la prima straniera ad essere ammessa a seguire i corsi universitari; dopo di lei altre due straniere ebbero accesso alla Scuola: Tatiana Martinez e Nina Gurovich, nate rispettivamente a Londra e a Samara in Russia.
 
Il maestro diventò ben presto figura di riferimento per la giovane Krasceninnicowa, che fece proprio il suo metodo d’insegnamento basato sullo studio delle fonti e sull’esperienza cognitiva allenata sulla straordinaria palestra del Gabinetto delle Stampe e Fotografie, fortemente voluto da Venturi. Esemplare a tale proposito appare la concezione dell’inedita relazione presentata dalla Krasceninnicowa al professor Lucio Mariani per superare l’esame di Archeologia classica. Il testo, vergato con limpida grafia, è incentrato sul rapporto di Giovanni e Nicola Pisano con l’arte classica, un tema innovativo per quegli anni, che di lì a poco interessò anche lo storico dell’arte russo Pavel Pavlovic Muratov. Nello scritto è affrontato con lucidità e chiarezza il legame tra le testimonianze scultoree di Giovanni Pisano e le forme del classicismo greco; sono presi come esempi i bassorilievi della Fontana Maggiore di Perugia, le statue del Campo Santo e del pulpito di Pisa, quelle della facciata della Cattedrale di Siena e quelle della Piletta dell’Acqua Santa a Pistoia, istituendo dei suggestivi paragoni tra le forme scultoree medievali e alcuni dettagli del fregio del Partenone conservato al British Museum. Attraverso questi confronti si differenziano gli stili dei due Pisano, padre e figlio, e è resa chiara una metodologia e un approccio all’opera d’arte in cui si ravvisa l’eco del sincretismo wölffliniano.
 
Diplomatasi a pieni voti nel 1920, la Krasceninnicowa ebbe subito l’onore della pubblicazione della sua dissertazione sulle pagine de “L’Arte” ove nel XXIII numero apparve un articolo a sua firma dedicato ai disegni di Pisanello contenuti nel codice Vallardi del Louvre, argomento verso il quale l’aveva indirizzata Adolfo Venturi, che dell’artista aveva delineato un profilo biografico nell’edizione critica delle Vite di Vasari. La carriera della giovane, nel frattempo andata in sposa ad un eroe di guerra, il tenente colonnello Gibellino, proseguì indirizzando le proprie ricerche su un tema che le era famigliare: la Storia dell’Arte russa. Nel 1935 uscì il primo volume dedicato all’argomento, in Italia ancora sconosciuto, che, grazie a nuovi documenti sappiamo inviato al potente intellettuale fascista Ugo Ojetti nella speranza di una recensione sulla rivista Pan, da lui fondata e diretta. L’inedito rapporto della Krasceninnicowa con Ojetti fu favorito dall’amicizia comune con Teresah ed Ezio Maria Gray, lei ricca e fascinosa poetessa, lui gerarca fascista. I due coniugi suggerirono alla Krasceninnicowa l’invio del volume e la studiosa vi aggiunge in un secondo tempo un articolo su i dipinti dei pittori Leonid e Rimma Brailovskij esposti nel ’35 nel Museo Petriano. I quadri sgargianti ed evocativi dei due russi sono adoperati dalla Krasceninnicowa per studiare le forme artistiche della sua amata patria, alla quale dedicò le ricerche di una vita.