Vardoui Khalpaktchian

La collezione romana del conte G.S. Stroganoff (1829-1910)

Vardoui Khalpaktchian

Una delle collezioni d’arte più rinomate di fine XIX - inizi XX secolo fu di certo quella dell’aristocratico russo Grigorij Sergeevič Stroganoff, che, a partire dal 1880, ebbe sede a Roma nel palazzo che il conte fece appositamente edificare. La raccolta, dispersa nel corso degli anni Venti del XX secolo, risulta ancor’oggi menzionata nei testi di storia dell’arte per la sua importanza e presente nel mercato antiquario, il che testimonia la rilevanza dei pezzi, ritenuti autentici e dal notevole valore. La lunga vita sine corpore di questa raccolta, di cui non è mai stato stilato un catalogo completo poiché in continuo mutamento e il cui schedario è stato completamente perduto, non possiede una storia ben documentata, dalla formazione alla dispersione. Queste convergenze sono dovute a molteplici fattori dati dalla particolare politica collezionistica del conte Grigorij Stroganoff: pur essendo una tipica raccolta di fine Ottocento, varia ed eclettica, essa venne però costituita da soli capolavori. Ogni pezzo che entrava nel Palazzo di Via Sistina era sottoposto ad un’attenta e accurata analisi scientifica da parte degli studiosi più accreditati dell’epoca, i cui i risultati confluirono spesso in pubblicazioni.
 
Mentre il conte era ancora in vita, delle numerose opere da lui acquistate, molte lasciarono la sua collezione dopo pochi anni o perché il conte stesso ne fece dono a musei, europei e russi, o perché vennero rivalutate o accantonate in quanto, in alcuni casi, considerate falsi. Oggi sarebbe possibile ricostruire un quadro abbastanza esaustivo della collezione Stroganoff al momento della scomparsa del suo proprietario, nel 2007, infatti, è stato trovato in Ucraina un documento d’archivio con l’indicazione di un Inventario degli oggetti contenuti nel Palazzo Strtoganoff e steso, alla morte del collezionista, da una commissione russo-italiana, di cui faceva parte anche Antonio Muñoz. Una copia di tale Inventario è stata rinvenuta nel 2008 a Mosca, nell’Archivio del Ministero per gli Affari Esteri: il documento, vergato in lingua italiana e riportante gli estremi delle date di compilazione, il 1 agosto 1910 e l’8 ottobre 1910, contiene l’elenco delle opere d’arte conservate nelle sale di Palazzo Stroganoff, con le indicazioni di prezzo e talvolta alcune note degne d’interesse.
 
L’intero patrimonio Stroganoff, alla morte del conte, fu ereditato dalla figlia, la principessa M.G.Scherbatoff, e due nipoti che vivevano nella tenuta di famiglia in Ucraina. Il Palazzo Stroganoff di Roma rimase quale custode di un tesoro prezioso, che era possibile visitare su richiesta, ma che non vide più nuove acquisizioni di opere. Dopo il 1910, infatti, continuò solo la fuoruscita di opere d’arte che, fino al 1914, rispettando le ultime volontà del collezionista, furono donate a suo nome dalla famiglia Scherbatoff all’Ermitage Imperiale, al Museo della Società per l’Incoraggiamento delle Arti di San Pietroburgo e ad altre istituzioni russe ed europee. Per rispettare il diritto di esportazione, gli eredi Stroganoff hanno lasciato in dono allo Stato italiano diverse opere, tra cui il prezioso “Ritratto di Erasmo da Rotterdam” di Quentyn Metsys. Poco documentate rimangono le richieste di vendita delle opere che di certo piovvero copiose sugli eredi del conte Stroganoff da parte di studiosi, di autorevoli antiquari, di collezionisti europei e americani e dei maggiori musei del mondo.
Nei documenti sinora rinvenuti, inoltre, non figurano riscontri sulle presunte vendite delle “opere Stroganoff” durante le aste di Parigi, come fu affermato negli anni Cinquanta in un’edizione sovietica. Alla fine del 1920, con l’arrivo a Roma dell’unica rappresentante della famiglia Stroganoff-Scherbatoff scampata alla morte durante la furia della rivoluzione russa (la vedova del nipote del conte con le due figliolette), cominciò la vendita della collezione. Tra i compratori delle “opere Stroganoff” degli anni Venti figurano anche alcuni degli acquirenti del 1910, ad esempio Filippo Tavazzi, antiquario ed ex maggiordomo di Palazzo Stroganoff, la Ditta “Sangiorgi” – che acquistò il maggior numero di pezzi, tra cui i più insigni – i collezionisti italiani Riccardo Gualino, il conte Alessandro Contini Bonacossi e altri.
 
Le vendite delle opere più importanti negli anni Venti si effettuarono direttamente nel Palazzo Stroganoff, senza che venisse redatta alcuna documentazione, mentre ci fu una sola asta pubblica interamente dedicata agli “oggetti Stroganoff”: l’asta della preziosa biblioteca del Palazzo, nel 1922 (la seconda, del 1924, portava già il titolo “Biblioteca Stroganoff e altre raccolte librarie”). La dispersione della famosa collezione, i cui capolavori abbandonarono uno dpo l’altro il suolo italiano, suscitò lo sdegno di molti uomini di cultura, tra cui Roberto Longhi che dedicò al fatto una serie di appassionati articoli. Antonio Muñoz ha descritto, nelle sue memorie, i tentativi che intraprese invano per convincere lo Stato italiano e il Vaticano ad acquistare almeno i capolavori più importanti.
 
Le vendite di quel periodo costituiscono l’ultimo capitolo nella biografia della collezione Stroganoff, che necessita di ulteriori e meticolose ricerche archivistiche. In questa vicenda rimangono aperte ancora molte domande sul destino e sull’attuale ubicazione di un gruppo di famose “opere Stroganoff”, così come attende la possibilità di pubblicazione anche l’ “Inventario del Palazzo Stroganoff” del 1910.