Vera Zalesskaja

Preparazione del catalogo ragionato dell'Arte applicata bizantina

Vera Zalesskaja

 Il Chersoneso, che nella presente trattazione verrà chiamato col nome greco di Cherson, passò sotto la dominazione dell’Impero romano d’Oriente, vale a dire l’Impero bizantino, nel VI secolo d.C. Attraverso l’intero periodo medievale, questa città funse da principale avamposto strategico dell’Impero bizantino sulle coste settentrionali del Mar Nero. Allo stesso tempo, in virtù della sua favorevole posizione geografica, divenne anche un importante centro intermediario per gli scambi tra le diverse città della Grecia e le tribù che occupavano i territori a nord della penisola di Crimea.
 
La penisola – nota ai Romani come Taurica – a partire dal III secolo subì l’influsso delle migranti popolazioni germaniche, flusso che portò ad una sua separazione dalla sfera d’influenza romana e a numerosi cambiamenti nella composizione etnica della sua popolazione, nelle pratiche sociali e nella religione. Nel IV secolo, infatti, il Cristianesimo fu istituito come religione di stato, e furono fondate tre chiese vescovili: quella del Bosforo, quella del Cherson e quella gotica.
 
Il primo periodo bizantino (IV-VII secolo)
 
Nella prima fase bizantina le importazioni a Cherson di oggetti provenienti da Costantinopoli occuparono uno spazio rilevante e includevano, oltre che oggetti d’uso quotidiano e prodotti dell’industria di lusso metropolitana, anche simboli del potere temporale ed ecclesiastico. Tra i primi troviamo monete d’oro e misure ufficiali, come ad esempio la statuetta di bronzo in forma di bilancia con l’imperatore seduto in trono; i secondi includono oggetti emblematici del culto cristiano.
 
Sotto Giustiniano I fu attuato un vasto programma di edificazione, in particolare fortezze e chiese, che favorì, nella regione circostante Cherson, il fiorire in ambito architettonico di dettagli tipici delle officine imperiali di Constantinopoli.
 
Durante il I secolo d.C. la maggioranza delle importazioni verso la regione settentrionale del Mar Nero proveniva da cinque aree dell’Impero romano: l’Asia Minore, la Siria, l’Egitto, l’Attica e le province del Danubio. In questo periodo cominciò ad emergere un predominio delle importazioni dal mondo siro-palestinese, con cui Cherson stabilì relazioni che si rivelarono sia nell’adozione dell’iconografia cosiddetta “narrativa”, sia in certi motivi stilistici che si riferiscono al cosiddetto “dashed style”. Questi elementi furono diffusi da varie eulogiae – doni riportati dai pellegrini dai siti di pellegrinaggio, come piccole icone, croci, medaglioni commemorativi, ampolle e lampade – che influirono sulle arti minori di Cherson nel periodo medievale.
 
Di significativa importanza sono i ritrovamenti a Cherson delle parti sommitali di quattro pastorali, testimonianza della presenza di un vescovo, i quali costituiscono le uniche evidenze fisiche per simili oggetti di culto. Due di questi terminali sono a forma di grandi pomi in bronzo sormontati da croci, un altro a forma di testa in argento, mentre il quarto è in osso. Gli esempi citati, insieme alle estremità di tre pastorali di provenienza siriana (ora in collezioni private in Inghilterra e in Germania), pressoché identici agli esemplari conservati presso l’Ermitage, costituiscono gli unici terminali identificati la cui datazione può essere associata ai vescovi della Chiesa bizantina.
 
Il rinvenimento inoltre dei medaglioni-eulogia in creta raffiguranti San Foca attestano gli stretti legami con le province bizantine dell’Asia Minore, in particolare con la città di Sinope in cui la venerazione del patrono dei marinai fu molto diffusa. Mentre la scoperta di una nuova tipologia di eulogia, con un’iconografia rappresentante il soldato San Logino il Centurione stante davanti a una fonte a forma di croce, prodotta a Trebisonda, sancisce i legami di Cherson con questa città prima del periodo iconoclasta.
 
Le importazioni dalle province danubiane (Bassa Mesia e Dacia) e dalla Tracia furono comuni in Taurica nel primo secolo d.C. e notevoli in quei luoghi in cui alloggiavano le guarnigioni romane - Tyras, Olbia e Cherson. Esse riguardavano oggetti d’uso quotidiano, religiosi e ornamenti dell’abbigliamento militare. Tra questi oggetti piuttosto diffuse e caratteristiche a Cherson furono le lampade in ceramica a rilievo con tratti che s’irradiavano dall’apertura come un ventaglio, motivo tipico delle lampade trovate nella Bassia Mesia.
 
Accanto alle influenze provenienti dal mondo romano e mediorientale troviamo anche quelle delle culture “barbariche” delle steppe euro-asiatiche che è possibile intravedere nella decorazione di in una serie di cinture bizantine - spille a forma di cicala, placche per cinte e fermagli con teste di uccelli e pesci, caratterizzate da puntali becchiformi ed intarsi con gemme e pasta vitrea - realizzate nella capitale come doni per foederati bizantini. Gli orafi costantinopolitani tennero in conto i gusti dei loro acquirenti allorché crearono i gioielli per i sovrani della regione settentrionale del Mar Nero, dove erano ancora vive le tradizioni artistiche del “periodo unno”, e impiegarono tecniche sviluppate dagli artigiani che lavoravano nello stile policromo o “del Bosforo”.
 
Nel IV secolo le uniche importazioni dall’Attica verso Cherson furono lucerne, con figurazioni a rilievo che riprendevano culti locali o scene di arte bucolica. Nello stesso periodo, dal nord Africa venne introdotta, in tutto il bacino orientale del Mediterraneo, la ceramica denominata “red-slipped” con decorazione a stampa. Questa ceramica è solitamente legata al cosiddetto “tipo africano che si riferisce più ad una generica classe tipologica che a caratteristiche locali. I ritrovamenti di Cherson sono per lo più decorati con croci, cristogrammi e scene di caccia, sotto l’influenza di una radicata cristianità in cui questi ultimi motivi vengono ad assumere il significato simbolico del trionfo del bene sul male.
 
Nuove relazioni e cambiamenti nell’intensità degli scambi commerciali furono causati da fattori politici e sociali che, tra IV e VII secolo, determinarono gli avvenimenti e la storia della regione nella sua interezza: la fondazione di Costantinopoli, l’inizio del “periodo della migrazione” e l’adozione del Cristianesimo. Tutto ciò condusse alla formazione di uno spazio culturale unitario caratterizzato da serie omogenee di beni di lusso, oggetti domestici e motivi decorativi.
 
Nell’VIII e nel IX secolo, durante i periodi delle dispute iconoclaste (736-787, 813-843), l’arte dell’Impero fu caratterizzata da due tendenze retrospettive: un interesse all’antichità e la speranza di un ritorno alla prima arte aniconica cristiana. E’ tuttavia difficile ritrovare esempi di questo periodo a Cherson.
 
Dalla seconda metà del IX secolo al XII secolo
 
Nella seconda metà del IX secolo, parallelamente alla ripresa generale del commercio, notiamo un rinnovato flusso di importazioni da Bisanzio verso la costa del Mar Nero. Questo periodo, infatti, fu contrassegnato dalla fioritura della gioielleria, dalla toreutica, dell’intaglio della pietra e dell’avorio, della produzione della ceramica e dell’industria tessile; il lavoro degli artigiani della città continuò a fungere da modello per le province periferiche dell’Impero.
 
Esempi di quest’arte possono essere ritrovati a Cherson: icone bronzee, pietre, avori e gioielli prodotti da artigiani costantinopolitani o da maestranze educate nella capitale. Il lavoro più raffinato, il lavoro più in linea con i principi dell’arte bizantina, fu il prodotto di un genio nell’arte della smaltatura. Lo smalto cloisonné, insuperabile nell’eccellenza tecnica – con la sua raffinata stilizzazione lineare, la profondità e la purezza dei suoi colori, la rete dorata che definisce i più piccoli dettagli delle figure – produsse un effetto di assenza di peso nelle figure e di irrealtà dello spazio. A questa tecnica si affiancò quella dello champlevé, che non fu tipica degli articoli prodotti all’interno dell’Impero bizantino. Durante l’Alto medioevo, questo tipo di decorazione venne diffusa soprattutto nell’Occidente latino – lungo il Reno, in Lorea e Limoges. Le opere bizantine a champlevé o in bronzo sono datate al tempo delle crociate, durante un periodo in cui l’influenza occidentale su Bisanzio fu particolarmente intensa.
 
La toreutica bizantina è rappresentata a Cherson, negli stessi secoli, da oggetti isolati ma originali, esempi di un’arte provinciale che non ambisce ai modelli imperiali. Molto maggiori invece gli esemplari di icone bronzee rinvenute durante gli scavi e ascrivibili a due tipi differenti: il primo comprende massicce icone in bronzo terminate con lavorazione a sbalzo e incisioni, di produzione costantinopolitana, mentre il secondo icone realizzate con sottili lastre in bronzo, connesse all’Asia Minore bizantina.
 
A cavallo tra l’XI e il XII secolo, troviamo a Cherson l’utilizzo di nuovi e particolari materiali, quali la steatite o “spotted-stone“ o serpentino, da cui vennero ricavate icone, croci e immagini sacre, e oggetti in osso intagliato. Le icone in steatite con immagini di soldati e specialmente con Giorgio e Demetrio, sono comunemente datate all’ XI-XII secolo, da quando i soggetti militari furono popolari soprattutto nel medio periodo bizantino. L’immagine di san Demetrio sull’icona dall’Ermitage, dove appare insieme a san Giorgio, è identica all’immagine dello stesso santo raffigurata sul fondo della coppa in serpentino dal Tesoro della Cattedrale di San Marco a Venezia. Entrambi gli oggetti mostrano non solo lo stesso tipo iconografico ma anche la stessa serie di dettagli minori e caratteristiche tecniche, ad esempio nella resa dei capelli e dei vestiti. La produzione di questi oggetti può essere legata ai centri bizantini come Tessalonica.
 
Un numero considerevole di oggetti in osso intagliato sono stati trovati nell’area urbana di Cherson; il materiale osseo utilizzato è solitamente quello degli animali domestici, benché siano stati trovati anche oggetti in avorio. L’osso fu usato per la realizzazione di icone miniaturizzate, dittici e trittici portatili per chiese domestiche; esso servì anche come decorazione per cofanetti profani e religiosi, e, in rari casi, per vestiti funerari. Un’icona ossea con la raffigurazione di san Luca Evangelista è stata utilizzata anche come decorazione per un cofanetto sulle cui pareti, se è possibile giudicare per analogie, erano poste le immagini dei dodici apostoli. Simili contenitori furono usati spesso come reliquiari. L’unicità della placca proveniente dall’Ermitage risiede nel fatto che fu scolpita dallo zoccolo di un cavallo, il che suggerisce l’ipotesi della realizzazione a Cherson del cofanetto con applicata l’icona di San Luca.
 
L’Arte applicata di Bisanzio si sviluppò su molti differenti livelli, che riflettono altrettanti orientamenti intellettuali, tra cui notiamo una produzione artigianale di massa, che riprende la cultura popolare e i relativi canoni estetici. Questo stile vernacolare è rappresentato nell’arte ceramica invetriata, lucida e colorata, di uso quotidiano. Nel IX e X secolo, fu prevalente la ceramica bianca invetriata a monocromo verde o giallo-bruno e con decorazioni a rilievo, largamente diffusa a Cherson. Parallelamente, nel IX secolo, minor diffusione trovò nella stessa area una ceramica chiara, su cui la pittura consisteva di pigmenti minerali direttamente applicati sull’oggetto, ricoperto di un’invetriatura trasparente.
 
Nel XII secolo compaiono nuovi tipi di ceramica: ceramica chiara dipinta con pittura verde e bruna senza linee di contorno e ceramica rossastra ad ingobbiatura bianca in cui le immagini e le decorazioni sono rese o tramite incisione (tecnica a graffito) o per raschiatura di parti dal fondo (tecnica a champlevé). A Cherson, le ceramiche decorate con la tecnica a graffito mostrano similitudini nei principi del disegno e nei motivi ornamentali che le pongono in relazione con la ceramica a koiné condivisa da tutta l’area del Mediterraneo orientale e del Mar Nero. Nonostante le variazioni nell’ornamentazione e le particolarità dello stile delle singole ceramiche, i vasi trovati a Cherson presentano caratteristiche comuni alla ceramica di tutto l’Impero bizantino, sulla cui diffusione giocarono un ruolo importante i mercanti genovesi e veneziani.
 
XIII-XIV secolo
 
Lo spiegamento delle nuove realtà nel Mediterraneo orientale determinò radicali cambiamenti nella situazione di tutto l’Impero Bizantino, e quindi anche di Cherson, che si espanse e rafforzò le sue relazioni con i Selgiuchidi, mentre Bisanzio cessò di esistere come stato unico per più di mezzo secolo, in seguito all’occupazione di Costantinopoli da parte dei Crociati (1204) e alla fondazione dell’Impero Latino (1204-1261).
 
Alla fine del primo quarto del XIII secolo, l’orda tartara di Gengis Khan invase la Taurica. Nel 1238, 1242 e 1249 Cherson fu soggetta a razzie da parte dei popoli delle steppe. Nel 1299 le orde di Nogai inflissero un colpo fatale a Cherson, dopo il quale la città non riuscì più a riprendersi. Alla fine del XIV secolo, quando nel 1399 le orde dei tartari compirono incursioni devastanti nella Crimea occidentale, la vita nella città terminò per sempre.
 
Già a partire dal XII secolo, un ruolo sostanziale fu giocato in Taurica dagli italiani, in particolare dai genovesi, le cui città-stato inclusero Cherson tra i loro avamposti, modificando le tradizionali rotte di commercio che la resero dipendente dall’Impero di Trebisonda dei Comneni.
 
Quando nel 1453 i Turchi Ottomani assediarono Costantinopoli l’organizzazione politica ed economica della regione venne radicalmente sconvolta, infatti Cherson cessò di essere un centro di transito per gli scambi commerciali, i Genovesi lasciarono i loro stanziamenti in Crimea e i tartari si dichiararono vassalli turchi.
 
Nel XII e XIV secolo, come esito dell’instabilità politica ed economica e dell’impoverimento di Bisanzio sotto i Paleologi, nell’impero diminuì bruscamente la produzione di manufatti realizzati con metalli preziosi, smalto a cloisonné, avorio e gemme. I vasi di bronzo e ceramica presero il posto di quelli in oro e argento e il legno quello dell’avorio. Le ceramiche assunsero il ruolo di testa nella cultura tipica in tutti gli strati della popolazione delle regioni dell’Impero. I vasi invetriati furono decorati per mezzo di varie tecniche: con immagini rese attraverso incisioni profonde (graffito), a champlevé o tramite slip-painting.
 
La tarda produzione ceramica bizantina è stata documentata in varie zone dei Balcani: in Attica, Macedonia, Mesia e Tracia. Le città dell’Anatolia, Nicea e Nicomedia, mantennero la loro posizione di centri di sviluppo della produzione ceramica. A Corinto, Tebe e Sparta, furono assai diffusi piatti in ceramica rossa con incise immagini di pesci, agnelli e grappoli di vite al di sotto di una invetriatura gialla. L’uso dei soggetti del primo cristianesimo (agnelli, pesci) è una delle caratteristiche della cultura della rinascenza paleologa.
 
L’influsso orientale proveniente dall’Asia Minore, con numerosi motivi attinti dal repertorio ceramico iraniano, nel primo XII secolo raggiunse il suo più alto livello espressivo nell’esteso gruppo di ceramica policroma con composizione rossa e decorazione incisa su uno strato di ingobbio.
 
Dall’Impero di Nicea (1205-1261) e dall’Armenia, furono portati a Cherson oggetti ornamentali in bronzo – reliquiari e mortai ottedrici. Tra di essi c’è una croce reliquiario a una faccia con un’immagine di San Pozio resa con incisioni e argento intarsiato. Sempre dalle stesse zone mediorientali furono importati mortai ottaedrici di bronzo, decorati con incisioni e intarsi bronzei.
 
Nel tardo periodo bizantino, furono diffusi a Cherson vari oggetti in ceramica invetriata e in bronzo comprendenti candelieri, turiboli o incensieri dalla spiccata influenza balcana, caratterizzati da manici con decorazioni complesse e che furono predecessori di numerosi modelli in argento traforato del XIV-XVIII secolo.
 
I manufatti del Cherson bizantino indicano che la città, per l’intera storia della sua inclusione, su basi legali o semplicemente nominali, nella sfera dell’impero, funse costantemente da ponte, seduta come fu ad un bivio, di strada “dai Varegi ai Greci” o di rotta da Costantinopoli, Asia Minore e i luoghi santi della Palestina, Siria e Sianai fino al dominio della Rus’. Come risultato della missione affidatagli, Cherson ha preservato un gran numero di monumenti eccezionali e a volte unici dell’arte bizantina, di cui gli affreschi e le icone in bronzo, in steatite e in osso ci presentano ancora “il lato oscuro della Tauride”.