Isabella Cecchini

Dinamiche e contesto del commercio d’arte tra Venezia e la Russia nella seconda metà del Settecento

In genere, gli archivi istituzionali di età moderna rivelano molto poco o quasi niente del mercato artistico, troppo marginale e privato, come attività economica, per rientrare negli interessi dei governanti; ma è con il Secolo dei Lumi che dipinti e sculture entrano – per la prima volta – in disposizioni generali e di commercio: a Venezia i quadri sono esplicitamente menzionati nelle rinnovate tariffe daziarie del 1736.
 
Questi oggetti non coincidono necessariamente con i desiderata del mercato collezionistico: si tratta di produzione seriale per un mercato aperto, una sorta di industria artistica della quale si conosce pochissimo. Siamo lontani dalle motivazioni che spingono ai primi procedimenti di tutela attuati dalla Repubblica nel 1773; si potrebbe invece parlare di uso precoce (quanto inconsapevole) del patrimonio culturale come strumento di poplitica economica,in questo caso destinato a rivitalizzare il languente commercio venezianno.
 
Il caso russo offre a questo proposito un punto di vista estremamente interessante, poiché le memorie di commercio con questo Paese, preparate nella seconda metà dl settecento, evidenziano lo specifico aspetto della produzione artistica come industria del lusso.