Federica Rossi

Diplomatici, artisti e conoscitori: il viaggio e la permanenza dei russi nell’Italia del secondo Settecento. Il taccuino italiano di NiKolaj L’vov

Federica Rossi

La ricerca si propone di individuare, studiare e tradurre dal russo scritti inediti poco conosciuti, mai tradotti prima in italiano, che gettino nuova luce sul soggiorno dei russi in Italia nel XVIII secolo. Attraverso lo studio delle fonti si possono cogliere le peculiarità, la particolare percezione dei viaggiatori russi e le loro relazioni con l’ambiente italiano. Ad esempio, il principe Nikolaj Jusupov, ambasciatore a Torino, ingaggia artisti locali per allestire feste nella sua casa di Santa Maria. Molti nobili venivano in Italia in missione diplomatica e non perdevano l’occasione per ammirare l’arte italiana.

Nikolaj L’vov, architetto e funzionario di Caterina II, nelle sue riflessioni sulle collezioni viste, riportate in un taccuino oggi a Pietroburgo, rivela la sua passione per Andrea Del Sarto, per Firenze, Pisa, Venezia. Qui acquista i Quattro Libri di Andrea Palladio, per poi tradurli per la prima volta in russo nel 1798.
 
La Russia sta assimilando l’insegnamento di Palladio e le ultime novità europee, grazie all’appoggio della grande aristocrazia per la quale il viaggio sta diventando un’esperienza imprescindibile.
 
Assieme a Charles Cameron e a Giacomo Quarenghi, L’vov formò il nuovo gusto classicista mutuato da Palladio della Russia di Caterina II: adattò le forme palladiane al clima nordico e alla tradizione locale, realizzandole anche in legno; insegnò a costruire in terra cruda per ridurre i costi dell’edilizia e migliorare le condizioni dei contadini, servi della gleba.
 
Progettò inoltre edifici classici e goticheggianti in un paese dove questi due stili non avevano ancora contraddistinto un preciso periodo storico e, grazie alla sua attività di teorico e traduttore, li propose come paradigmi di una nuova architettura “nazionale” russa.
 
Questi i temi confluiti nel catalogo “Palladio in Russia. Nikolaj L’vov architetto e intellettuale russo al tramonto dei Lumi” pubblicato nel 2010, frutto degli studi che sono stati investiti nel 2008 del “Premio James Ackerman per la storia dell’architettura”.