Le Tentazioni dell'ermitage

Le Tentazioni dell'ermitage

Fuori dall’Ermitage di Caterina II gli ospiti erano invitati a lasciare i gradi militari, le cariche statali e, con essi, ogni forma di altezzositĂ ; nell’Ermitage si entrava per essere allegri, interessati alla conversazione, che doveva essere condotta con un tono di voce non troppo alto, con moderazione negli argomenti, dimenticando i pettegolezzi e divertendosi senza eccessi. Questo ideale di salotto informale e intellettuale, probabilmente un altro degli aspetti della cultura francese introdotti dalla sovrana presso la sua corte, si arricchisce ben presto dell’osservazione solitaria, o in piccoli gruppi, di opere d’arte straordinarie con le quali viene arricchito il suo Ermitage di San Pietroburgo.
Negli ultimi decenni del Settecento, quindi, la parola ermitage ha acquisito un significato legato ai passatempi dell’aristocrazia, orchestrati  in piccoli e raffinati edifici circondati da ampi giardini, e talvolta riservati  alla contemplazione delle opere d’arte: un ideale di riposo dello spirito che la parola conservava, anche se era nata in un altro contesto, quello dell’isolamento dedicato alla meditazione religiosa da parte dei monaci medievali che avevano voluto seguire l’esempio di alcuni dei primi eremiti cristiani. La fuga dal mondo e la ricerca della solitudine da dedicare alle occupazioni intellettuali e alla contemplazione della natura ebbe una grande parte nelle esperienze e negli scritti degli umanisti, a partire da Francesco Petrarca.
Gli interventi raccolti nel volume ricostruiscono l’appassionante storia di questo concetto, del volontario e temporaneo distacco dal mondo civilizzato, del rifugio nella natura in nome della fede, degli studi o dell’amore per l’arte.