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Le attività riprendono con la conferenza di Ranieri Varese "Esposizione della pittura ferrarese del

Le attività riprendono con la conferenza di Ranieri Varese "Esposizione della pittura ferrarese del rinascimento", Ferrara maggio-ottobre 1933

06/09/2012
Lunedì 17 settembre alle ore 17:00 riprende il consueto appuntamento presso la Fondazione Ermitage Italia. Ad inaugurare la nuova stagione densa di appuntamenti sarà il Professor Ranieri Varese con la conferenza "Esposizione della pittura ferrarese del rinascimento" Ferrara, maggio-ottobre 1933


 

 
Il centenario ariostesco del 1933 è l’occasione per definitivamente fissare l’equivalenza ‘età d’oro – periodo estense’. Nell’ambito di un progetto articolato di iniziative e di riorganizzazione delle strutture culturali, la mostra dedicata alla pittura ferrarese del rinascimento assume importanza preminente: il risultato sarà la costruzione di un giudizio critico ancora oggi riproposto.
 
Nel 1933 la città di Ferrara festeggia il IV centenario della morte di Ludovico Ariosto con un articolato programma di iniziative: dalle letture ariostesche alla riorganizzazione del patrimonio museale. Le ragioni di questo impegno furono politiche. Il regime fascista, da poco affermato, voleva presentare la ‘normalità’ del suo governo, il suo interesse verso la cultura e la tradizione; in particolare a Ferrara che era stata teatro di scontri e di sanguinose violenze che dovevano essere diemtnicate.
Fra tutte le iniziative fu importante la esposizione dedicata alla pittura ferrarese del rinascimento. I tempi politici impedirono, come aveva chiesto Adolfo Venturi, approfondimenti e ricerche. La mostra diede lo stato degli studi in maniera dignitosa. L’unico vero errore fu l’avere mantenuto la distinzione fra Ercole Grandi e Ercole De Roberti che già la critica aveva riunito in unico pittore.
La scuola ferrarese non era sconosciuta vi erano già stati gli importanti interventi di Venturi, Berenson, Hermann, Gardner, Harck, Warburg.
Il curatore fu Nino Barbantini, non uno studioso del settore ma un capace ed esperto organizzatore. Il suo interlocutore scientifico fu solo in parte Venturi, autore di saggi sulla pittura ferrarese del XV e XVI secolo, ma Bernard Berenson, studioso americano del rinascimento italiano.
Lo sforzo organizzativo fu ingente: furono riuniti da tutto il mondo 254 dipinti; aperta dal maggio all’ottobre ebbe 215mila visitatori, fu necessario prolungarla.
La mostra fu l’occasione per Roberto Longhi di intervenire con un volume, Officina ferrarese, apparso nel 1934. Da allora testo condizionante per tutti gli studiosi; pericoloso però perché fu ‘freno ad ogni ulteriore ricerca’, come notò Fedrico Zeri.
L’ingombrante presenza di Longhi distolse, per genenrazioni, l’attenzione da altri pur ricchi momenti della cultura figurativa ferrarese.